Cedolini che cedono. I vostri dipendenti sono interessati a quanto vengono pagati?

Cedolini che cedono. I vostri dipendenti sono interessati a quanto vengono pagati?

 
 

Con l’inizio dell’aumento dei salari e una carenza di talenti in molti settori in tutta Europa, ci si può aspettare che i dipendenti conoscano lo stipendio che percepiscono.

Tuttavia, secondo il quarto report annuale Workforce View in Europe, quasi un quarto dei dipendenti europei non si accorgerebbe di ricevere una paga non corretta, a questo si aggiunge, considerando l’Italia, la percezione dei dipendenti italiani che, tra gli altri dipendenti europei, sono i più propensi a credere di essere sottopagati (21%).

Il report ADP ha intervistato oltre 10.500 dipendenti di otto Paesi, e ha segnalato che un gran numero di chi ha risposto, non controlla la propria busta paga o non comprende realmente i dati specificati sulla busta stessa.

La confusione è ancora più diffusa tra i dipendenti più giovani, con oltre il 34% degli intervistati della fascia d'età 16-34 che non conosce l’importo che dovrebbe essere accreditato sul proprio conto bancario. Tra gli oltre 55enni la percentuale scende al 19%, una percentuale ancora troppo alta per una generazione che si avvicina al pensionamento, che si pensa dovrebbe controllare attentamente le pensioni e gli altri benefit.

È importante che i dipendenti controllino i propri cedolini, perché degli errori potrebbero portare:

  • il dipendente a dover rimborsare un pagamento in eccesso o attendere il saldo di un importo decurtato,
  • azioni legali,
  • problemi nelle richieste di mutui e prestiti,
  • debiti di imposta inattesi,
  • problemi alla pensione,
  • incertezza sulla possibilità di esercitare il congedo di maternità o paternità,
  • richieste di visto non concesse.

Fortunatamente, gli errori nel cedolino sono estremamente rari ma i lavoratori hanno ancora bisogno di capire gli elementi della propria retribuzione e delle proprie detrazioni. Con l’aumento del lavoro flessibile, in un periodo in cui molte organizzazioni stanno cercando nuovi modi di lavorare, i dipendenti hanno bisogno di capire come i cambiamenti sul posto di lavoro potrebbero influenzare il loro futuro.

Una settimana lavorativa di sei giorni?

Da quando la direttiva europea sull'orario di lavoro ha limitato la settimana lavorativa a 48 ore nel 2003, c’è stato uno spostamento verso un monte ore minore. I francesi hanno introdotto una settimana lavorativa di 35 ore, il ministero del lavoro tedesco ha vietato ai datori di lavoro di inviare e-mail al personale al di fuori degli orari di lavoro e più della metà dei lavoratori dei Paesi Bassi attualmente lavora part time.

Nonostante questo, o forse come risultato delle settimane lavorative più corte, Workforce View in Europe ha scoperto che il 60% dei dipendenti eseguono attualmente lavoro straordinario non retribuito. I lavoratori europei ritengono di lavorare gratuitamente in media quasi cinque ore extra ogni settimana, con il 12% che sostiene di superare le dieci ore alla settimana, lavorando durante la pausa pranzo, la sera o durante i fine settimana. Il lavoro straordinario non retribuito è ancora più comune tra i dipendenti più giovani: il 17% dei dipendenti tra i 16 e i 24 anni afferma di lavorare oltre dieci ore per settimana. Persino queste percentuali sono inferiori a quelle del Regno Unito, dove, in ogni caso, più di un quinto di tutti coloro che hanno risposto (22%) affermano di lavorare attualmente oltre dieci ore per settimana, non retribuite.

Oppure una settimana lavorativa di quattro giorni?

Naturalmente, i lavoratori sono interessati a quanto sono pagati, anche se non sempre comprendono i propri cedolini. Molti dei dipendenti si interessano a quanto sono pagati gli altri: il 27% dei dipendenti crede che esista una necessità di segnalare il divario retributivo tra donne e uomini, mentre il 73% dei dipendenti italiani afferma di aver considerato di licenziarsi nel caso venisse scoperto un ingiusto divario retributivo per genere nella propria azienda.

Per molti lavoratori in Europa, tuttavia, l’equilibrio tra lavoro e vita privata è importante e danno valore al proprio tempo libero o desiderano più tempo per occuparsi delle proprie famiglie. Più della metà dei dipendenti europei vorrebbe una settimana lavorativa di quattro giorni e il tredici per cento sarebbe felice anche se ciò significherebbe uno stipendio ridotto. Nonostante questo, un numero notevolmente più alto di dipendenti (44%) preferirebbe che il proprio salario rimanesse uguale. 

Che le organizzazioni accolgano o meno la settimana lavorativa di quattro giorni, non ci sono molti dubbi sul fatto che i posti di lavoro stiano diventando sempre più flessibili. Questo aspetto pone ancora più aspettative sui professionisti della gestione delle paghe, perché il monte ore e i periodi di lavoro dei dipendenti possono cambiare da un giorno di paga all’altro. I moderni sistemi di gestione delle paghe sono più che capaci di far fronte a questi cambiamenti, ma se oggi i dipendenti faticano a comprendere i propri cedolini, potrebbero trovarlo ancora più difficile in futuro. 

Il fatto che i lavoratori non capiscono come vengono pagati, potrebbe rendere più difficile tradurre le conversazioni sui cambiamenti in concrete prassi lavorative. Si tratta solo di far verificare alle risorse umane che i dipendenti comprendano le informazioni su retribuzione, deduzioni e benefit? O forse è il momento che i datori di lavoro ripensino alla modalità di presentazione dei cedolini? Forse dobbiamo chiedere ai dipendenti delle nostre organizzazioni cosa ne pensano.
 

 

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